Storia della Contrada

La Contrada della Cerva Ŕ il borgo sud-ovest fuori le mura del Castello dei Signori Tempesta.
Una Contrada composta principalmente da contadini ma popolata anche da piccoli ladri, mascalzoni che trovavano rifugio nelle campagne della Contrada. Proprio a questa Contrada, secondo la leggenda, venivano imputati tutti i furti e i saccheggi avvenuti nelle altre contrade e perfino all'interno delle mura del Castello.

La leggenda narra poi di notevoli prodezze compiute dagli uomini della Contrada in quanto ottimi cacciatori ed arcieri e sembra fossero i primi a difendere, in caso di attacco, le mura del Castello. Nello stemma della Contrada, infatti, sono raffigurati la Cerva e l'arco.

Nel mercato medioevale, all'interno le mura del Castello dei Tempesta, la Contrada vendeva o barattava i suoi prodotti dell'arte contadina con denari o prodotti preziosi portati dai nobili, cavalieri e mercanti. Proprio per questo Ella Ŕ presente al mercato con le "Formaiare", i "Sestari" e due bevande: "l'Idromele" e "l'Ipocrasso".
Le formaiare trasformavano il latte del bestiame in ottimo formaggio. Si metteva il latte sul fuoco e con un particolare miscuglio d'erbe, preparato dai frati, che veniva trasformato in un gustoso formaggio e lasciato a stagionare in un apposito contenitore per proteggerlo dagli insetti.

Durante i periodi in cui si svolgeva la caccia o non si poteva lavorare i campi, l'arte che veniva esercitata era quella dell'intreccio. I Sestari infatti, preparavano dei cesti o cappelli con una particolare frasca detta "stroppei". G1i uomini, inoltre, erano ottimi costruttori di archi, e molti erano coloro che scambiavano preziosi in cambio di queste efficienti armi da guerra e da caccia.
Si racconta, inoltre, che fra' Girolamo da Buchignana, dopo lunghi anni trascorsi nell'abbazia di Shrewsbury, in alta Sassonia, a studiare erbe ed infusi, port˛ al suo ritorno due bevande straordinarie: "l'Idromele" e "l'Ipocrasso".
"L'Idromele" si otteneva con acqua e miele fermentato a cui si aggiungevano erbe aromatiche e spezie.
Era considerato rimedio di tutti i mali, dal raffreddore alla sterilitÓ.
"L'Ipocrasso", volgarmente chiamato "vin concio", era un vino che, con l'aggiunta di erbe e spezie varie, veniva consumato nei banchetti dei Signori.
Ai contadini, invece, veniva fatto credere che era la rovina del pensiero, la distruzione del vigore, portava ad una vecchiaia precoce e alla morte in breve tempo. Lo stesso fra' Girolamo faceva eco, predicando, che "l'Ipocrasso" era fonte di passioni e di peccato.

Questi prodotti venivano portati nel mercato all'interno delle mura del Castello nella speranza di trovarci molti e generosi acquirenti.